Padre Mauro Calderoni

Nato a Lissone, in provincia di Milano, il 19 agosto 1932, Padre Mauro Calderoni entra nell'Istituto dei Missionari della Consolata nel 1961, proveniente dal Seminario diocesano di Milano dove ha compiuto i primi due anni di liceo. Nel 1963 si consacra a Dio con la professione religiosa e nel 1967 viene ordinato sacerdote.

Nel 1969, costituito a Lissone il gruppo Mozambico, formato da ragazzi e ragazze diciottenni e destinato a sostenere il suo lavoro in terra di missione, parte per Massinga, in Mozambico, dove lavora fino al 1977 come parroco e professore. Nel 1976 la nazionalizzazione delle missioni da parte del regime comunista salito al potere impedisce a Padre Mauro, praticamente costretto agli arresti domiciliari, di svolgere il proprio ministero.

Gli anni 1974-75 lo vedono attivo nella missione di Mangonha ed impegnato a promuovere i giovani tramite la scuola. Nella città di Massinga avvia con passione e grande impegno la scuola e il collegio per l’istruzione secondaria. Sette chilometri separano Mangonha da Massinga: un percorso lungo e difficile che Padre Mauro compie ogni giorno, per svolgere i suoi compiti di professore di matematica e fisica e per dare sostegno materiale e spirituale agli operai.

Padre Mauro dedica molto impegno anche alla formazione dei catechisti, che raduna nel centro catechistico di Mangonha . Negli anni della rivoluzione si prodiga a fortificare la fede dei cristiani visitando i villaggi e spiegando il primo documento dei vescovi: “Vivere la fede nel Mozambico di oggi”. Conoscendo il sistema marxista che sta per essere impiantato, incoraggia i cristiani a rimanere fermi nella fede. «La Chiesa siete voi… “ ama ripetere ai suoi fedeli “se pensate che la Chiesa sia la barba di padre Mauro, quando padre Mauro sarà espulso, direte che la Chiesa è partita con lui. No! No! La Chiesa continua con voi, anche senza sacerdote».

Nel 1976, l’espulsione diventa realtà e Padre Mauro lascia il Mozambico alla volta del Portogallo, dove lavora come economo nella casa di Cacém dal 1978 al 1982. Ma la missione di Massinga rimane viva nel suo cuore. Non dimentica chi ha lasciato in balia delle sofferenze, della fame e delle brutalità della guerra. Per questo si prodiga per inviare containers con vestiti e cibo.

Tutto ciò che ha o gli viene donato è destinato al Mozambico: egli sa che il suo aiuto e la sua azione sono solo una goccia nel grande oceano della disperazione umana, ma sa anche che senza il suo aiuto quell’oceano avrebbe una goccia in meno. Per raccogliere i mezzi economici per aiutare questa lontana terra d’Africa, oltre a svolgere il proprio ministero sacerdotale e missionario, insegna presso una Scuola superiore e di notte lavora come panettiere. E’ “il panettiere di Dio” come ormai tutti nella sua Lissone lo conoscono.

Diventa il “servitore”, al quale tutti si rivolgono. Dalle sue mani e dal suo cuore nascono oltre un centinaio di containers, sempre preziosi, che invia gratuitamente in Mozambico.

E’ il 16 novembre 2003 quando, colpito da infarto cardiaco, improvvisamente raggiunge la Casa del Padre. Con lui scompare l’uomo, il prete, il missionario amato da tutti, cristiani e non per il suo impegno, la sua coerenza, la sua disponibità, la sua bontà d’animo.

Il pellegrinaggio alla casa dove era stata allestita la ’camera ardente’, ininterrotto nei due giorni che hanno preceduto i funerali, è una chiara testimonianza dell’affetto e della stima dei lissonesi per Lui. Anche le due ’Veglie’ nelle serate di lunedì 17 e martedì 18 novembre hanno raccolto in preghiera centinaia di persone. In particolare la grande ’Veglia’ nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria dove per anni, con Don Carlo Frontini parroco, ed anche negli anni dell’Unità pastorale Padre Mauro ha svolto il suo ministero sacerdotale, è stata intensamente vissuta in una chiesa gremita di gente.

Ora padre Mauro riposa nel cimitero di Lissone La sua scomparsa è solo fisica perché Padre Mauro continua a vivere nel cuore delle persone che l’hanno conosciuto.

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